Sanità, lo sfogo di un lettore di Inquietonotizie.it

La lettera di Carmelo Garipoli

ospedale

Riceviamo e pubblichiamo:

Era la sinistra un tempo ad occuparsi dei bisogni del ceto meno abbiente.

La migrazione sanitaria dalla Calabria, dalla provincia di Reggio, dalla Piana di Palmi/Gioia T., è sempre in continuo aumento.

Il manifestarsi di tale fenomeno è una fortuna o una sfortuna per gli abitanti della Piana?

È l’aspirazione legittima e naturale di ognuno di noi se ritenga di essere affetto da una patologia importante, forse anche grave quella di spostarsi in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia, Toscana, Lazio o in atre regioni italiane per vedere finalmente realizzato quel “sacrosanto” diritto alla salute presso strutture sanitarie di “eccellenza” e bene organizzate.

In provincia di Reggio, nella Piana, non esistono strutture sanitarie di “questo tipo” se non solo nelle vane promesse elettorali di molti personaggi politici, grandi mentitori, che hanno svenduto la Calabria al migliore offerente per assicurarsi le proprie carriere politiche : esempio lampante è l’Ospedale della Piana di Palmi/Gioia T., della cui realizzazione si parla già da 15 anni e, se dovesse concretizzarsi, ne passerebbe, sicuramente, ancora altri 15; intanto la gente continua a morire per assenza di strutture adeguate e di medici onesti ed anche professionalmente capaci.

E’ chiaro che la migrazione sanitaria, per le persone del ceto più abbiente, non costituisca un grosso dilemma ma comporti solo qualche piccolo disagio : partire per il tempo necessario a ricevere le giuste cure e poi rientrare in sede tenendosi in continuo contatto con la struttura curante che è spesso può essere anche una clinica privata.

“Sai, io mi curo fuori con veri medici, in veri ospedali seri ed organizzati o in strutture private d’eccellenza”. E’ ciò che ascoltiamo spesso dalla viva voce di alcune persone ed anche di uomini politici che, purtroppo a queste latitudini, amministrano la cosa pubblica ed anche la sanità.

Costoro, infatti, non si curano nelle strutture locali ma, invece migrano verso altre regioni; ecco com’è che il diritto alla salute, sancito dalla nostra carta costituzionale, qui in Calabria, nella Piana di Palmi/Gioia, diventa un privilegio per pochi personaggi del ceto più abbiente.

Il ricco può curarsi e campare mentre il povero non può curarsi e deve morire.
E’ questo in sintesi il concetto di base. Purtroppo vi è ancora una mentalità ferma al medioevo che non progredisce.

Per il ceto meno abbiente, insomma per i poveri, migrare per curarsi comporta un peso economico non indifferente che molti non possono sostenere e, pertanto, corrono il concreto rischio di morire.

Nelle nostre sporadiche e fatiscenti strutture sanitarie e con i nostri medici sempre avidi di denaro si è costretti a rivolgersi ad ambulatori privati, da frequentare regolarmente muniti di portafogli sempre pieni, oppure andare via e trovare il modo per arrangiarsi.

E’ così organizzata la sanità calabrese in questa parte di Calabria che è il sud più a sud del sud.

Indigniamoci concittadini della Piana !! Perché la stragrande maggioranza dei cittadini di questo territorio non può sostenere periodicamente una spesa per viaggio, vitto ed alloggio per partire e farsi curare fuori sede.

E’ risaputo che nella Piana viva la popolazione più povera e più arretrata d’Italia con redditi pro-capite minimi, insignificanti, anzi proprio risibili e ciò a causa delle ben note e ormai ataviche problematiche che affliggono da sempre la Calabria in generale e più in particolare la provincia di Reggio e la Piana.

Avere dunque delle strutture sanitarie pubbliche efficienti e capaci di rispondere positivamente alla domanda di cure mediche che parte dal territorio, specialmente da parte della classe meno abbiente, è quanto si può e si deve sperare di ottenere nei tempi i più brevi possibili. Certo è che vi è la consapevolezza che non si sta chiedendo la luna ma solo la possibilità di vedere realizzato un legittimo diritto : il diritto alla salute.

Creare intanto dei presidi territoriali efficienti di pronto intervento e non lasciare ancora una volta questo territorio ai margini della civiltà e farlo nell’immediatezza perché tante volte per ragioni pratiche di urgenza sanitaria non è consentito attendere.

Pretendere la costruzione di centri sanitari d’eccellenza, come sarebbe giusto, è molto complicato ma non del tutto impossibile : basterebbe che la classe medica, della quale conosciamo i limiti organizzativi in Calabria e le ragioni per le quali esistono ancora tali limiti, decidesse, una buona volta per sempre, di cambiare il proprio atteggiamento nei confronti degli abitanti del territorio.

Sappiano i nostri cari e tanto amati politici che stanno continuando a relegarci sempre negli ultimi posti di ogni possibile ed immaginabile graduatoria;

sappiano i nostri operosi e tanto intelligenti medici che stanno ancora continuando a considerare la loro professione/missione come una mera propria attività commerciale e che i poveri di Calabria non si possono permettere il lusso di comprare a caro prezzo le loro scadenti prestazioni;

sappiano, infine, tutti i burocrati in servizio permanente effettivo presso le strutture amministrative della Regione Calabria che, nonostante tutto, nonostante la burocrazia borbonica che amministrano quotidianamente da padrieterni, non dimentichino che sono ancora “ al servizio dei cittadini” perché pagati con i soldi di tutti i calabresi ed anche di quelli della Piana di Palmi/Gioia Tauro.

Sappiano tutto questo ed altro ancora e che se il sistema della sanità in Calabria è del tutto fallimentare ed è saltato da tempo sono loro i maggiori responsabili di tale scempio.

Palmi, 4.10.2017

Carmelo Garipoli
pensionato p.a.

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