Processo all’ex assessore Isola, oggi in aula il teste Repaci

Il testimone chiave del processo: "Ho subito pressioni, volevo riconsegnare le chiavi del teatro e lasciare tutto"


E’ stato il giorno del testimone chiave, oggi, al processo che si sta celebrando a Palmi a carico di Giuseppe Isola, ex assessore accusato di tentata concussione ai danni di un imprenditore, Giuseppe Repaci, che nel 2014 ha assunto la gestione del Teatro all’Aperto di Palmi.

Il testimone chiave è proprio Giuseppe Repaci, che questa mattina è stato sentito dai giudici del collegio, interrogato dal pubblico ministero titolare dell’inchiesta.

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Titubante, confuso, forse intimorito, Repaci ha cercato di ricostruire la vicenda che lo ha riguardato, quella relativa all’affidamento del Teatro all’Aperto della Motta. I fatti risalgono al 2014, anno in cui il Comune di Palmi ha messo a bando l’affidamento del Teatro. Due le domande giunte al Comune, quella dell’associazione “Leonida” (associazione il cui presidente è Repaci) e una seconda domanda presentata da un’altra associazione palmese. Ad aggiudicarsi l’affidamento della struttura è stata l’associazione “Leonida” di Repaci, a fine giugno del 2014.

La ricostruzione dei fatti fornita dal teste Repaci è avvenuta in maniera frammentaria, poco lineare inizialmente, ed è partita dai rapporti che aveva con Isola, “amico di vecchia data” con cui i rapporti si sono raffreddati a partire da settembre del 2014, dopo alcuni episodi che Repaci non avrebbe gradito.

“Tra fine giugno ed inizio luglio 2014 – ricorda Repaci – ho chiesto a Chiara Gentiluomo (all’epoca compagna di Isola, ndr) ed alla sorella Sonia Gentiluomo, di darmi una mano gratuitamente, per sistemare la struttura. Chiara si è occupata dell’arredamento del ristorante, essendo architetto, mentre la sorella teneva la contabilità annotando le spese sostenute”.

I problemi, secondo il racconto confuso di Repaci, sarebbero iniziati dopo l’inaugurazione della struttura, avvenuta il 3 agosto di quell’anno. “Isola, insieme alla compagna ed alla sorella di questa – ha proseguito Repaci – si comportavano come fosse a casa propria. Apriva il frigorifero, prendeva ciò che gli serviva. Consumava cene senza pagare. Ricordo una sera, c’erano un tavolo al quale erano sedute diverse persone. Ho iniziato a lamentarmi da quando Isola mi ha chiesto di assumere la sorella della sua compagna come contabile ed io mi sono rifiutato, perché non avevo bisogno di una contabile ma solo di una cameriera. Isola mi ha però detto che Sonia non si sarebbe abbassata a fare la cameriera, essendo laureata. Ricordo di essermi arrabbiato a causa della sua insistenza, e di aver alzato la voce invitandolo ad andare via”.

Repaci, dopo una serie di richiami da parte del presidente del collegio, che lamentava una scarsa comprensione dei fatti dovuta ad una ricostruzione frammentaria, ha riferito di aver parlato con il sindaco Giovanni Barone di questa situazione, al quale voleva consegnare le chiavi della struttura perché stanco delle presunte pressione dell’allora assessore. Il sindaco gli avrebbe risposto di non mollare perché finalmente il Teatro era tornato a vivere, e gli avrebbe consigliato di rivolgersi ai magistrati qualora avesse subito pressioni. Dei fatti di cui Repaci si lamentava sarebbe stata a conoscenza anche Lilla Pipino, assessore comunale nel 2014, che una sera si sarebbe recata al Teatro per parlare con Repaci di un evento che si sarebbe tenuto di lì a breve.

“Mi disse (la Pipino, ndr) di essere venuta a nome del sindaco – ha riferito Repaci – e nel vedere Chiara Gentiluomo mi ha messo in guardia dicendomi “stai attento a lei”. Io ho risposto che la conoscevo e che non avevo motivo di preoccuparmi della sua presenza, poiché compagna di un mio amico”.

Dopo qualche tempo sarebbe arrivata una nuova richiesta da parte di Isola, secondo il racconto di Repaci; l’ex assessore gli avrebbe chiesto di fare entrare nella gestione del teatro le due Gentiluomo, perché, ha raccontato il teste in aula “Isola lasciava intendere di essersi impegnato per farmi avere la gestione della struttura, cosa che io non so se sia realmente avvenuta, e quindi, per ripagarlo, avrei dovuto far entrare la compagna e la sorella Sonia nella gestione del teatro”.

L’esame del teste è proseguito con le domande delle difese di Isola e Gentiluomo Chiara.