Palmi, presentato il libro della professoressa Ortuso

"Tele e ragnatele" il titolo dell'opera

Un momento della presentazione del libro "Tele e ragnatele" di Marilea Ortuso

Un’opera sul filo dei ricordi è quella che, con grande partecipazione di pubblico nel pomeriggio del 30 Aprile, è stata presentata nella Sala consiliare del Comune di Palmi. Edito da Calabria Letteraria Editrice, il libro “Tele e ragnatele” della professoressa Marilea Ortuso è stato tenuto a battesimo in una cornice efficace per i contenuti affrontati nell’opera.

Di alta qualità sono stati, infatti gli interventi dei relatori presenti in programma che, per aspetti diversi, hanno sottolineato la profondità dei messaggi sociali, letterari, scientifici ed autobiografici che l’autrice ha piacevolmente voluto affrontare nel dipanarsi del lungo racconto.  Un’opera versatile che, tra sprazzi di ricordi legati all’infanzia felice, tra giochi di bimbi e presenze di adulti, si sofferma su alcuni momenti cruciali legati alla crescita umana e professionale dell’autrice, accompagnata dalla presenza affettuosa di suo padre.

“È proprio questo il fine dell’opera: un voler ripercorrere, guardando al passato, quella che è stata una bella stagione di vita, la fanciullezza, quel periodo particolarmente spensierato in cui non vi è posto per la tristezza, se non solo per brevi disguidi legati al fattore dell’età adolescenziale”.

Ma l’intento dell’autrice non è stato solo questo. “La genesi dell’opera è scaturita nell’estate del 2014, quando la malattia di mio padre è diventata irreversibile e quando noi figli capimmo che nulla sarebbe stato più come prima”.

In effetti, l’autrice ha voluto lasciare traccia di quello che diventa un tunnel buio che viene percorso da quanti, come lei, hanno vissuto e combattono quotidianamente contro una malattia invalidante che colpisce un caro parente,  le cui funzioni prima cerebrali e poi fisiche si infiacchiscono, fino a scomparire del tutto.

“Un’opera scaturita per l’incalzare del dolore a lungo represso, uno sfogo dell’animo, torturato dalla sofferenza di dover reprimere sentimenti contrastanti che si provano dentro, quando si assiste alla curva in declino delle forze fisiche e mentali di un genitore, prima scattante ed operativo, che diviene poi bisognoso di assistenza  e conforto. Un dolore che si rinnova in molte famiglie, essendo così diffusa la malattia di Alzheimer e che, tranne in quei pochi centri specializzati nell’accoglienza di questi pazienti, assiste impotente al cambiamento del  ritmo familiare per uniformarsi ai nuovi bisogni e alle cure da prestare al proprio caro che stenta a riconoscersi e a riconoscere”.

In effetti, si parla molto di ricerca e negli ultimi mesi grandi passi avanti sono stati fatti per individuare le cause dell’origine della demenza che, spesso, evolve in Alzheimer. Ma resta ancora gravemente deficitario il problema della degenza di questa tipologia di pazienti che gravano interamente sulle famiglie, specialmente nel Centro Italia e al Sud, fatta eccezione per qualche struttura opportunamente collocata sul territorio, ma che non può bastare a coprire le richieste dell’utenza.

“L’Alzheimer è la malattia del XXI secolo e  si stima che andrà aumentando negli anni a venire, addirittura diventando una patologia esponenziale”. È quanto ha affermato il dottor Gianfranco Puccio, Neurologo Dirigente presso il Centro di Neurogenetica di Lamezia Terme,  ASP di Catanzaro. La sua relazione, con lo scorrimento di slide, ha percorso  in maniera scientifica ed interessante l’origine delle placche che inibiscono lentamente le funzionalità del cervello “che si atrofizza e diviene incapace di svolgere anche quelle che consideriamo le più elementari funzioni. La ricerca, nonostante gli studi e qualche passo avanti nelle scoperte, non è ancora in grado di debellare questa malattia, ma può rallentarne il decorso, se riconosciuta in tempo. Quello di cui c’è più bisogno, vista l’impossibilità di una cura definitiva, è attivare dei centri specializzati per l’accudimento giornaliero di questi particolari pazienti che, all’inizio della malattia, appaiono disorientati e legati ai ricordi d’infanzia. C’è bisogno di un’equipe preparata, di specialisti nel settore che, operanti in strutture apposite, si prendano cura di loro, sostituendosi alle famiglie, già gravate dal dolore dello smarrimento mentale del loro caro. E queste specifiche strutture sanitarie sono davvero poche in Italia, ancor meno nel nostro Sud, pur essendo disponibili fondi nazionali a cui le regioni possono attingere per la loro messa in opera”.

Con un’esposizione accattivante e sintetica, con uno stile limpido e conciso, il Dottor Puccio ha fatto il punto della questione, richiamando l’attenzione del pubblico sulle ultime novità nel campo della ricerca.

In commosso ed interessato silenzio, i presenti alla cerimonia hanno seguito gli interventi dei relatori, presentati di volta in volta dall’avvocato Clara Tripodi che, in veste di Presidente dell’associazione FIDAPA sezione Piana di Palmi, ha sostenuto fortemente l’iniziativa, credendo molto nell’attualità dell’argomento dell’opera, pur intrecciata in un vortice di ricordi che si dipanano nelle pagine  e nei brevi capitoli del libro in cui in tanti possono rivedersi.

Di tenore più personale è stato, invece, l’intervento del sindaco della città di Palmi Giovanni Barone che, nella veste di nipote del protagonista dell’opera, ha presentato alcuni episodi della sua fanciullezza condivisi nella vicinanza affettuosa dello zio “ingegnoso, sempre partecipe e disponibile con tutti, che amava trascorrere il tempo insieme ai familiari per quella propensione naturale alla condivisione dell’affetto, retaggio di un’indole ben disposta verso tutti”.

L’analisi strettamente letteraria è toccata al professore Santino Salerno che, in un percorso dettagliato ed aulico, ha presentato i diversi livelli narrativi che la prosa presenta, lo stile scorrevole, le situazioni umane  vissute dalla protagonista, l’ampio spazio ritagliato per la memoria dell’infanzia, in contesti infantili e genuini in cui si forma quello che sarà l’uomo del domani.

“Questo libro, sotto il velame della semplicità, nasconde la complessità. Il libro, infatti, strutturato in 25 brevi capitoli, procede per accumuli di argomenti e materiali narrativi come un processo psicoanalitico, scandito da libere associazioni. Non si può circoscrivere l’opera in un angusto ambito di puro e semplice libro di memoria. Esso è piuttosto un breviario di vita che contiene degli insegnamenti morali; un libro ricco di emozioni, un vademecum dell’anima che perde la visione soggettiva, intimistica, per assumere quella più ampiamente divulgativa e pedagogica”.

Con ricchezza di linguaggio e con acume critico, il professore Santino Salerno ha offerto ai presenti la sua chiave di lettura del testo “ apparentemente semplice e spontaneo che a volte assume l’aspetto di un flusso di coscienza: il calvario della malattia del padre, la ricerca dell’autrice su se stessa”.

Il pomeriggio è trascorso piacevolmente tra relazioni e momenti di spontaneo intervento, come quello del professore Giuseppe Pentimalli, docente di Latino e greco al Liceo “Pizi”, ora in pensione, studioso della storia locale della Calabria, che ha evidenziato “i neologismi che l’autrice ha inserito nel testo, la correttezza formale della lingua italiana, oggi molto rara, ed un esametro, nelle ultime pagine, che rende la prosa musicale”.

Quest’opera, aldilà del suo valore letterario, si presenta come “ un viaggio nell’animo umano, un viatico che conforta quanti trovano difficile trovare sfogo dal dolore incessante per una persona cara che si ammala. Un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca che custodiamo dentro  di noi”. Parole genuine e care pronunciate dalla professoressa Francesca Marafioti, collega dell’autrice, con cui si è conclusa la presentazione dell’opera.

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