“Mi esibirei con grande piacere al teatro di Cittanova”

Il tenore di Polistena approdato al Metropolitan Opera di New York si racconta a Inquietonotizie.it

E’ finito sulle prime pagine dei più importanti giornali internazionali quando ad aprile ha salvato l’Otello al Metropolitan Opera di New York.

Francesco Anile, il tenore calabrese originario di Polistena, era il “cover” come si dice in lirichese, del protagonista della tragedia di Shakespeare, che sul finire del terzo atto e’ diventato afono.

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Inaspettatamente, in jeans e scarpe da ginnastica, Francesco Anile, e’ entrato sulla scena. Due Otello sul palcoscenico non si erano mai visti. Il risultato? Una standing ovation per il tenore di Polistena e per l’intera Calabria che oggi si racconta ai nostri lettori.

Come e quando è iniziata la sua carriera nel mondo della lirica?
Ho iniziato nel 1995, interpretando piccoli ruoli e poi sono approdato alle grandi produzioni, nei grandi teatri all’età di 39 anni.

Provenire da un piccolo centro della Calabria cosa ha significato nel sua vita professionale?
La Calabria non offre grandi possibilità dal punto di vista artistico-musicale e soprattutto teatrale. Significa quindi dovere andare fuori per cercare di svolgere questo tipo di attività.

Lei si sposta con frequenza da un capo all’altro del mondo per ovvi motivi professionali, perché ha scelto di continuare a vivere nella città di Polistena?
Un posto vale l’altro. Quando ho parlato con i miei figli, con la mia famiglia su eventuali spostamenti abbiamo deciso che non ne valeva la pena. Se devi andare a cantare a Tokyo o a New York piuttosto che a Seul e’ chiaro che vivere a Milano o a Polistena a questo punto non fa nessuna differenza.

Lei ha avuto modo di conoscere altre realtà sociali ed altre culture, ma ha continuato a scegliere il sud dell’Italia per far crescere i suoi figli. Perché, cosa offre ancora la nostra Calabria ai ragazzi?
La Calabria può offrire tanto. Ci sono belle realtà soprattutto a livello scolastico e universitario. Non c’e’ bisogno di andare fuori per fare determinate esperienze universitarie e quindi anche con l’accordo dei miei figli siamo rimasti legati alla nostra terra. Qui la possibilità per studiare c’è.

I giovani che intendono affacciarsi al mondo del canto e della musica possono avere buone opportunità in Calabria?
In questo momento in realtà, tutta l’Italia è messa male dal punto di vista artistico. Ai giovani dico di fare subito esperienze fuori, di andare all’estero. C’è più possibilità, ci sono realtà migliori.

Cosa ha significato per lei approdare nei teatri più importanti del mondo?
È stato il sogno che cominciava a materializzarsi. Un artista, un cantante sogna sempre di esibirsi nei teatri più importanti. Certamente non è facile, bisogna esprimere una certa professionalità e una certa padronanza, oltre alla bellezza della voce che sarebbe l’ultima cosa.

Un Otello in jeans e scarpe da ginnastica al Metropolitan Opera di New York. Cosa ha fatto per tenere a bada l’emozione?
Sono momenti ed emozioni uniche. Non si era mai visto, era la prima volta che succedeva una cosa del genere al Metropolitan. Un attimo di sussulto c’e’ sempre quando si è chiamati a sostituire un collega, ma sapendo fare il proprio lavoro ed essendo molto tranquilli almeno dal punto di vista tecnico si affronta tutto nel migliore dei modi senza avere grossi patemi d’animo.

I cultori della lirica sostengono che solo e soltanto la lingua italiana e’ in grado di suscitare emozioni forti anche a chi di canto lirico comprende ben poco. Cosa significa per un tenore italiano esibirsi di fronte a quei popoli che si sono affermati come potenze mondiali?
Ci sono tantissime emozioni, tra orgoglio e rivalsa ma anche stupore nel vedere quanto è amata l’ opera nonostante venga eseguita in una lingua che non conoscono. È’ tale e tanta l’emozione che trasmette il canto lirico che arriva comunque indipendentemente dalla lingua.

Ha mai creduto di non farcela? Come ha fatto a superare i momenti di sconforto?
Noi siamo solisti, il solista ha già insito nel proprio io il discorso di essere solo, quando canta su un palcoscenico è solo. È importante avere il sostegno della famiglia e dei propri cari. In realtà è più che altro, il sentirsi solo rispetto alle istituzioni che non dimostrano più nessuna attenzione verso la cultura in generale. Esistono degli sprechi enormi nei teatri che sono quasi tutti in deficit, sono messi male dal punto di vista finanziario tanto è vero che io ho cantato l’anno scorso, a maggio, a Genova e ancora non sono stato pagato.

Quale la soddisfazione più grande?
Certamente quella di aver cantato al Metropolitan. Quando inizi a cantare non puoi mai immaginare se arriverai o meno. In tanti hanno tentato e non ci sono riusciti. Io ho avuto la grande fortuna di arrivare e cantare.

C’è stato qualcuno che non ha creduto in lei?
Tra le personalità importanti, ricordo un famoso soprano che mi disse che non avrei potuto cantare se non delle piccole cose e anche un’altra personalità del mondo della lirica mi disse la stessa cosa: lei non farà mai una grande carriera. Oggi rispondo con un sorriso, capendo che queste persone forse non erano in male fede ma sicuramente poco esperte.

Cosa le hapermesso di fare tanta strada?
La testardaggine prima di tutto, la preparazione musicale e artistica. Quando cominci a misurarti con gli altri nei teatri e ascolti altri colleghi cantare, ti autoconvinci e pensi: se gli altri non sono peggio di me ma neppure superiori, anche io posso cantare.

I nostri piccoli centri non contano tantissimi teatri, ma Cittanova è rinomata per il cine – teatro Rocco Gentile. Ha mai pensato di esibirsi anche per i suoi concittadini calabresi?
Ma certo. Io a Cittanova sono legato da una lunghissima storia d’amore. Ho insegnato per venticinque anni nella scuola media. Se avessi l’occasione, lo farei con grande piacere.