Laureana, ai domiciliari Enzo Lainà

Le considerazioni del giornalista Salvatore Larocca

Vincenzo Lainà
Vincenzo Lainà

Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di Salvatore Larocca sulla scarcerazione dell’ax assessore di Laureana di Borrello:
Emozionarsi nel momento in cui ti comunicano, da detenuto, che puoi tornare a casa, seppur ancora in regime di domiciliari, ci sta che l’emozione possa prendere il sopravvento e le lacrime riempire gli occhi, per passaggi veloci della propria vita che all’improvviso scorrono nella mente, per gli affetti, per la famiglia, i figli, la propria storia.

Se, però, tutto questo capita all’avvocato, artefice di tale operazione, insperata anche dallo stesso, capisci che non si parla più di professione, “sic et simpliciter” ma di passione, oltre la ragione, di sentimenti interpersonali, oltre i terzi.

Questo è successo nel momento che mi veniva comunicata la scarcerazione di Enzo Laina’, da parte di Mimmo Ceravolo, avvocato difensore insieme a Gianni MontaltoR. Ritornano immediatamente, inevitabili passaggi della vita politica Laureanese, con particolare riferimento agli ultimi tempi, e ti accorgi, fortunatamente, che parlare di politica nelle nostre piccole realtà è sempre un eufemismo, che prevale sempre l’umano sentire. Errori, incomprensioni, vanità, rancore, svaniscono innanzi al drammatico precipizio che la vita spesso interpone tra le persone. Attività legale magistrale, di elevato spessore, quella che ha portato alla scarcerazione di Enzo laina, dal duplice valore, legale e morale.

Accuse pesanti come macigni, dal quattro novembre scorso, hanno portato Lainà in carcere, a seguito dell’operazione “Lex” indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, considerato, secondo l’accusa, il referente per le associazione criminali che si erano spartiti la gestione dei lavori pubblici del Comune di Laureana di Borrello, nel quale ricopriva la carica di assessore da ben tre lustri ormai.

Duplice, dicevamo, il senso della scarcerazione di Lainà che, da una parte, ridisegna ruoli e accuse, almeno nel senso stretto, e dall’altro dà un volto che sa di umano alla giustizia, con quell’apparato dello stato che risponde al nobile nome di Tribunale della Libertà.

Non ha senso recludere qualcuno se non ci sono motivi contingenti e, associare Lainà alla Ndrangheta è come associare “Rocco Siffredi al Gay Pride”: questa l’area che si respira a Laureana dal quattro novembre scorso.

Un’attività legale intensa, dicevamo, con una produzione documentale enorme, quella dello studio Ceravolo, con l’audizione di tanti testimoni per puntualizzare fatti e circostanze, opere e operatori oltre a ripercorrere, passo passo, punto per punto, l’apparato accusatorio. Questo ha portato il collegio del riesame, dopo intenso dibattimento, a depositare la decisione, seppur solo per il Lainà, a fronte di dieci posizioni discusse, riservandosi le motivazioni, riconsegnando, nel contempo, una dimensione umana alla giustizia stessa

Forse non passeranno i titoloni, ma se non ci sono motivi che possano costringere all’arresto, le decisioni di “libertà” si anticipano alle feste, piuttosto che posticiparle.
Salvatore Larocca

The studio wedding Lab
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