Iride attacca Città metropolitana e Regione

La dura nota siglata dal presidente Raffaele Giacobbe

La chiazza a mare
La chiazza a mare

Riceviamo e pubblichiamo:

Sembrerebbero quasi un persistente atto persecutorio queste nostre critiche ad oltranza verso l’ente che in questi giorni festeggia ufficialmente un anno di vita.

Ad un anno dall’elezione del Consiglio metropolitano, valutando gli interventi nel settore ambientale o di mitigazione del rischio idrogeologico possiamo definire la Città Metropolitana come “Non pervenuta”.

Eppure una ragione d’esistere queste nostre costanti critiche e richiami ce l’hanno.

Benchè l’attività dell’ex provincia sembra governata dall’inettitudine, in realtà nelle stanze dei vari palazzi qualcosa succede, le carte e le notizie arrivano ed escono ma solo per coprire “falle” nei procedimenti di autorizzazione con toppe e trovate dell’ultimo minuto, mai per rispondere ai cittadini, mai per tutelare il loro diritto di vivere serenamente senza la paura di una nuova alluvione, ad esempio, o il diritto di vivere di un mare che non sia “a chiazze”.

Dobbiamo, come facciamo di solito ma, ribadiamo, non per autocelebrazione ma per una esposizione completa e fedele dei fatti, riprendere quanto accaduto nello scorso febbraio per poter spiegare come mai questo livore contro chi opera a Palazzo Foti e in tutti gli altri palazzi satelliti (per chi bivacca invece al palazzone di Germaneto è sopraggiunta inesorabile una nostra forma di rassegnazione).

Il 13 febbraio ci siamo recati al palazzo della Regione Calabria per essere ricevuti dall’Assessore regionale all’ambiente Dott.ssa Antonella Rizzo per discutere con quest’ultima sugli interventi da intraprendere in anticipo affinché non si rivivesse quanto accaduto nell’estate 2016.

Abbiamo portato all’assessore una fotografia scattata con l’ausilio di un drone che raffigurava la “chiazza” a mare provocata dallo scarico sottomarino del depuratore gioiese.

L’Assessore ci promise che un ingegnere del dipartimento sarebbe venuto a fare un sopralluogo nei punti che noi ritenevamo critici per la loro situazione di degrado ambientale.

L’Ing. Costantino, responsabile del settore “Tutela delle Acque Interne e Costiere, Acque Balneazione, Tutela delle Spiagge”, venne a Gioia Tauro il 24 febbraio scorso. Non giunse però da solo, ma accompagnato da un referente della IAM SpA ed uno del CORAP.

Il luogo concordato per l’incontro è stato la foce del fiume Budello. Lì, in quell’occasione, il referente della IAM SpA tentò di spiegarci, ma in realtà quelle motivazioni erano a noi già note, come e perché si crea quella chiazza di colore diverso prodotta dallo scarico sottomarino del depuratore.

Ci disse che, e sapevamo anche quello, la condotta aveva subito a causa delle mareggiate due distinte rotture. Per riparare il primo squarcio si è svolta una conferenza dei servizi presso la ex Provincia a cui parteciparono, secondo quanto riportato da un articolo di Gazzetta del Sud del giugno 2016, oltre alla ex Provincia, la Capitaneria di Porto, l’ArpaCal, l’Aps 10, la IAM SpA e il Comune di Gioia Tauro.

Sempre secondo il referente della IAM SpA, oltre ad aver autorizzato i lavori di riparazione della prima rottura, la Provincia aveva autorizzato lo scarico finale che si era ridotto di decine di metri a causa della seconda spaccatura che non poteva essere ripristinata e quindi diventava scarico definitivo della condotta.

Ad una nostra precisa domanda con cui chiedevamo conferma del fatto che la condotta avesse l’autorizzazione nelle condizioni in cui si trovava quel 24 febbraio (e si trova a tutt’oggi), il referente della società che gestisce il depuratore asseriva che la IAM era autorizzata “da tempo” ad utilizzare lo scarico sottomarino seppur ridotto nella sua lunghezza.

La beffa sta nel fatto che esiste una determina della Città metropolitana, la numero 582 che reca come titolo: “Presa d’atto della variazione del punto di scarico dell’impianto di depurazione consortile delle acque reflue sito in C/da Lamia del Comune di Gioia Tauro” . La determinazione è stata assunta “guarda caso” il 24 febbraio scorso, ossia lo stesso giorno in cui incontravamo la delegazione regionale con tanto di referenti.

Ottima la tempistica della Città Metropolitana che solo quel giorno ha “preso atto” del nuovo scarico; meno attenta la IAM SpA che quel giorno affermava il falso, falso mutato in poche ore in bel “salvagente”.

Già da quel giorno chiedemmo alla IAM SpA di poter visionare i verbali della conferenza dei servizi.

La richiesta formale per l’accesso agli atti è stata inoltrata alla Città metropolitana il primo luglio scorso.

Abbiamo chiesto di avere copia della delibera “salvagente” e dei verbali della conferenza dei servizi.
Ahinoi, siamo stati meno fortunati della IAM SpA nella pronta reazione della Città Metropolitana. Trascorsi i termini previsti per legge non abbiamo ricevuto nulla. Il ricorso alla Commissione per l’accesso agli atti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è già stato inoltrato.

Da un ente giovane ci si aspetterebbe risposte celeri soprattutto se volte alla tutela dei diritti dei cittadini e non solo ai profitti delle società private.

E già che ci siamo, ricordiamo alla Città Metropolitana che rispondendo alla nostra diffida ci scrisse di aver “provveduto a predisporre ed eseguire interventi di mitigazione del rischio per i corsi d’acqua”, che sarebbe necessario quanto prima che si (ri) provveda ad eseguire seriamente alla mitigazione del rischio idrogeologico del Budello il cui alveo versa in condizioni critiche.

Il Presidente dell’osservatorio ambientale Iride
Raffaele Giacobbe