Canili chiusi dall’Asp, Scionti lancia l’allarme

A maggio l'Asp ha chiuso tutte le strutture che non hanno effettuato gli adeguamenti richiesti nel 2015

Si parte da lontano in Calabria per la “razionalizzazione degli interventi in materia di randagismo”, tenendo conto delle direttive del ministero della salute per l’istituzione di una rete di canili sanitari nel territorio della Regione Calabria, per arrivare, paradossalmente, nella provincia reggina, alla sospensione delle attività di contrasto al randagismo.

Era l’11 maggio del 2015 quando il Commissario Ad Acta per il rientro dei disavanzi del sistema sanitario regionale, emetteva un decreto che istituiva una rete di canili sanitari e modificava di fatto tutto il pregresso.

Uno degli articoli del decreto prevedeva entro 24 mesi dall’entrata in vigore “l’adeguamento strutturale e gestionale ai requisiti”.

Si leggeva in particolare: “i titolari delle strutture dovranno sottoscrivere un dettagliato piano d’adeguamento, approvato dal Servizio Veterinario di Area C competente per territorio, a cui dovranno attenersi rigorosamente. Nell’ipotesi di un mancato adeguamento delle strutture nei tempi prescritti, i Servizi Veterinari Area “C” provvederanno a imporre la sospensione dell’attività della struttura disponendo, immediatamente, il divieto di entrata di nuovi soggetti e il successivo trasferimento dei cani ospitati con modalità e tempistica ragionevoli e proporzionate alle non conformità rilevate, concordando tutte le operazioni con i comuni proprietari dei cani. L’attività del canile rifugi/oasi Canina è la seguente:

– Custodia dei cani nel rispetto delle norme che tutelano il loro benessere;

– Attività documentata alla promozione delle adozioni con il coinvolgimento delle associazioni protezionistiche riconosciute, enti e istituzioni. Nel caso di strutture gestite da privati, tali programmi dovranno essere condivise con le autorità comunali competenti;

– Garantire l’apertura al pubblico nelle ore diurne compresi il sabato e la domenica, con presenza di apposito personale qualificato;

– Predisporre appositi spazi attrezzati per le visite di gruppi che garantiscano l’incolumità dei visitatori”.

Naturalmente, come spesso accade, nulla è stato fatto nei 24 mesi e l’Area C dell’Azienda sanitaria provinciale, “declinando qualsiasi responsabilità di natura istituzionale, economica, amministrativa e/o penale” il 13 maggio 2017, ha sospeso l’attività di tutti i canili della provincia, non avendo provveduto all’adeguamento delle strutture, dando comunicazione agli Enti locali, oltre che alla Prefettura.

Quest’ultima, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di sanità pubblica, richiama gli Enti alla scrupolosa osservanza delle disposizioni impartite dall’Asp.

Il tutto passa praticamente inosservato, per la maggior parte dei casi, forse qualcuno non si è neppure accorto, tanto l’interesse e l’approccio della problematica.

Se ne è accorto il Sindaco di Taurianova che, con una nota, ha evidenziato a tutti gli enti sovra comunali e ai Sindaci della città Metropolitana, proprio l’approccio meramente burocratico e, diremmo, semplicistico, del problema con una sottovalutazione delle possibili conseguenze che, a seguito del blocco, potrebbero ricadere in capo ai Sindaci stessi, oltre agli aspetti negativi sulla sicurezza pubblica e sanitaria.

“La decisione di chiusura dei canili – sottolinea Scionti che è anche consigliere metropolitano – appare collidere e si oppone all’interesse, alla sicurezza oltre che alla protezione degli animali stessi, spesso vittime di azioni incontrollate”, invita i sindaci, quindi, ad iniziative congiunte e sinergiche volte alla sensibilizzazione degli organi competenti per la ripresa del servizio di ricovero dei randagi.

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