Brexit, la voce dei calabresi che vivono in Gran Bretagna

Valentina Amuso, ricercatrice all'Università di Durham ed europeista convinta, racconta come sta vivendo il risultato del referendum

La Gran Bretagna si è svegliata questa mattina salutando l’Europa. Al referendum indetto per scegliere se rimanere o andar via dall’Unione Europea, il 52% dei britannici ha votato sì, aprendo un dibattito sulla natura dell’Europa.

Sono molti i calabresi provenienti dalla Piana di Gioia Tauro che vivono in Gran Bretagna; abbiamo intervistato Valentina Amuso, originaria di Taurianova, che dopo aver conseguito la laurea in Economia all’Università di Roma “La Sapienza”, ha deciso di proseguire gli studi alla London School of Economics and Political Science ed attualmente è ricercatrice all’Università di Durham.

Il risultato del referendum non è schiacciante, consegna di fatto una Gran Bretagna divisa. So che tu sei un’europeista convinta, come commenti la vittoria del leave?

Il risultato potrà non essere schiacciante ma parla chiaro. Il Regno Unito ha votato leave. Era nell’aria da un po’. Lo sapevano. L’unica cosa che si pensava potesse far cambiare idea in un certo qual modo è stato l’assassinio di Jo Cox. Pensavamo che una cosa così orribile potesse risvegliare il Regno Unito da questo clima di intolleranza ed odio. Il leave ha prevalso anche perché leader sconsiderati hanno promesso che l’uscita dall’UE avrebbe comportato meno immigrati nel paese e quindi assicurato più lavoro agli inglesi. Cosa non vera. L’uscita porterà solo ad un impoverimento del paese come il fondo monetario internazionale ed altri istituti di ricerca hanno confermato.

C’è un’altra cosa da considerare. Brexit sembra aver causato anche un ”clash of generations” nel Paese. Le generazioni più giovani hanno votato remain. Loro sono cresciuti in un’epoca diversa, fatta di internet, facebook, instagram and snapchat. Si sentono parte di una comunità più grande che vive al di la dei confini di uno stato, abbracciano quello che è diverso, non sono terrorizzati dallo spauracchio dell’immigrazione. Ma la middle generation, quella che non ha sperimentato a fondo i dolori ed orrori della Seconda Guerra mondiale e che non è stata cosi profondamente influenzata da internet, è ancora pervasa da un senso di forte appartenenza allo stato Britannico e non si sente Europea fino in fondo. Questa generazione rimane plasmata da un orgoglio britannico che l’UE ha, secondo loro, minacciato riducendo i poteri del governo e la sua abilità di decidere in modo autonomo. Questa generazione ha votato leave.

Personalmente avverto un clima diverso in Gran Bretagna, mi sento meno a casa, meno in Europa, meno sicura. C’è un clima di odio nell’aria che spaventa. Il Regno Unito potrebbe implodere a breve. La Scozia e l’Irlanda del Nord hanno votato remain. La Scozia già sembra orientata verso un nuovo referendum per sancire la sua indipendenza da Londra e rimanere nell’UE. L’Irlanda del Nord preoccupa perché si teme un riemergere degli episodi terroristici di qualche decennio fa.

Tu sei uno dei 600000 italiani che vivono a lavorano in Gran Bretagna; cosa cambierà per te, e per tanti stranieri trasferitisi se anche il Parlamento dovesse rispettare l’esito del referendum?
Siamo un po’ preoccupati. Non sappiamo come andrà a finire. Una volta che le procedure previste dall’articolo 50 sono avviate, il Regno Unito ha due anni di tempo per negoziare con l’UE. E tutto può cambiare, ed il mio diritto, come quello di tutti i cittadini dell’UE, a vivere e lavorare nel paese per cittadini dell’UE potrebbe improvvisamente svanire.

Per quale motivo hai scelto la Gran Bretagna come paese in cui vivere?

L’Italia non offre molto nell’ambito della ricerca.

Nella regione in cui vivi è prevalso il leave o remain?

Io vivo nel Nord Est, a Durham precisamente. Qui, nella contea di Durham il leave ha vinto. Si sapeva. Io insegno all’Università di Durham e tra i miei studenti molti erano per il remain. Ma credo che qui abbia pesato il generale stato di povertà e disperazione. In Nord Est è notoriamente più povero del Sud. Povertà e disperazione hanno lasciato spazio al populismo e alle falsità emerse durante la campagna per il leave.

Se avessi potuto votare, cosa avresti scelto?

Remain. Capisco la rabbia contro l’UE, l’eccessiva burocrazia e le promesse non mantenute. L’UE non è perfetta, c’è ancora molto da lavorare ma nasce dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale con una speranza di pace e solidarietà. Avrei sostenuto quell’ideale e quella promessa che oggi sembra sbiadire un po’.

The studio wedding Lab
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